Convocazione assemblea dei Soci

Bologna, 10 aprile 2025

Oggetto: Convocazione Assemblea dei Soci.

Con la presente è convocata l’Assemblea dei Soci dell’Associazione Paolo Pedrelli APS in prima convocazione il 26-04-2025 alle ore 9.00 ed occorrendo in seconda convocazione

Venerdì 23maggio2025alleore9,00

presso la Camera del Lavoro Metropolitana – sala celeste (Via Marconi 67/2°)

per discutere il seguente ordine del Giorno:

  • Relazione di missione e Programmi futuri;
  • Approvazione del Bilancio Consuntivo 2024 e destinazione degli utili
  • Approvazione del Bilancio Preventivo 2025;
  • Variazioni cariche sociali
  • Varie ed eventuali.

Cordiali saluti.

Il vicepresidente

(Elisabetta Perazzo)

1945-2025 80 anni della Camera del Lavoro di Bologna 22 Aprile 2025

Un pomeriggio dedicato alla memoria e alla riflessione: oggi 22 aprile abbiamo inaugurato la bellissima mostra fotografica sugli 80 anni della Cgil di Bologna nello stabile di via Marconi. Una restituzione del “mal tolto” che avvenne, ad opera dell’amministrazione locale, già il 22 aprile 1945, all’indomani della Liberazione di Bologna, come risarcimento dopo che due sedi del sindacato erano state date alle fiamme dai fascisti negli anni Venti. Grazie ai segretari generali che ci hanno fatto da guide attraverso le foto dell’Archivio pedrelli e dei fotografi professionisti cittadini. E grazie a tutti quelli che hanno festeggiato con noi 80 anni di diritti del lavoro sotto le due Torri!

Le storie nostre

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  • Questo video è un breve viaggio nella storia della Camera del Lavoro di Bologna, dalle sfide del dopoguerra all’innovativo Piano del Lavoro di Di Vittorio, dalle ingiustizie dei licenziamenti per rappresaglia alle lotte comuni di operai e studenti negli anni ’60,dal legame con il femminismo e i movimenti degli anni ’70 all’eredità di Bruno Trentin. Un racconto essenziale di battaglie per i diritti.

Pace Lavoro Libertà – essere sindacato per la giustizia sociale

Statuto della CGIL – Articolo 2 – Princìpi fondamentali La Cgil basa i propri programmi e le proprie azioni sui dettati della Costituzione della Repubblica e ne propugna la piena attuazione. Considera la pace tra i popoli bene supremo dell’umanità. La Cgil ispira la sua azione alla conquista di rapporti internazionali in cui tutti i popoli vivano insieme nella sicurezza e in pace, impegnati a preservare durevolmente l’umanità e la natura, liberi di scegliere i propri destini e di determinare le proprie forme di governo, di trarre vantaggio dalle proprie risorse, nel quadro di scambi giusti e rivolti al progresso e allo sviluppo equilibrato tra le diverse aree del mondo, a partire da un rapporto equilibrato tra i Paesi industrializzati e quelli del sud del mondo, ad un nuovo ordine economico, ecologico, culturale e in materia di diritti umani.

Le Mondine nelle foto dell’archivio Paolo Pedrelli

Video realizzato in occasione della Festa Internazionale della Storia 2021.

In questo video vengono presentate alcune foto delle Mondine emiliane presenti nell’archivio Paolo Pedrelli della CdLm di Bologna.

FOTO:

Enrico Pasquali

Studio N. Gamberini

Pasquali & Zuppiroli

Gnani

Fotowall

Musiche:

Il Canzoniere delle Lame:

Le Mondine di Bentivolgio

La Mondina

Le Mondine di Molinella

E’ arrivata la celere da Bologna

La Lega

Le Mondine di Bentivoglio:

Se non ci conoscete

Anche per quest’anno

Il Coro delle Mondine di Bentivoglio:

Sciur Padrun

Saluteremo il signor padrone

Gruppo Folk Italiano:

Le otto ore

La Rete alla Festa della Storia 2021

La Rete Archivi del Presente partecipa alla Festa della storia 2021 con una puntata speciale di “Che storia siamo noi!”, programma radiofonico prodotto dalla Rete Archivi del Presente. Per l’occasione, realizzeremo una diretta video, giovedì 4 novembre alle 18.

Sarà possibile seguire la diretta video sul nostro canale YouTube e su site.unibo.it/festadellastoria/it, e la diretta audio su www.radiooltre.it, web radio dell’Istituto Cavazza.

1 MAGGIO UNITARIO

–L’unità sindacale nelle feste del I Maggio–

La scissione sindacale della CGDL nel 1948 fu determinata essenzialmente dalla rottura dell’unità nazionale che nel dopoguerra governò il Paese e che si infranse agli esordi della guerra fredda. Il sindacato unico, la CGDL che, con la Costituzione, era stato il frutto più prezioso di quella stagione unitaria, subì la stessa sorte dei grandi partiti di massa: la fine di un confronto dialettico aperto sul piano ideale e l’arroccarsi su posizioni strategiche contrapposte, che enfatizzavano le differenze e mettevano in ombra le convergenze di interessi. Dovranno trascorrere venti anni perché si realizzino le condizioni di una ripresa del dialogo fra tutte le forze sindacali nate dalla scissione. Venti anni durante i quali però i sindacati confederali più volte, pur rimanendo divisi su alcune questioni di fondo, ebbero la capacità di praticare quell’unità d’azione che consentì di portare a buon fine lunghe lotte su temi generali come la casa, la previdenza, il fisco, la salute. Una delle questioni di fondo fu l’idea di uguaglianza che, per la CGIL si realizzava nel controllo, da parte dei/delle lavoratori/trici, del processo produttivo e nel riconoscimento del valore del lavoro da conquistare attraverso il conflitto; la CISL invece prediligeva la collaborazione interclassista e la giusta retribuzione compensativa del disagio lavorativo. Va ricordato inoltre che non poco pesò anche la scomunica dei comunisti pronunciata dalla Chiesa cattolica nel luglio del 1949, che divideva inesorabilmente i lavoratori fra comunisti e credenti. Di Vittorio, che dirigeva la CGDL unitaria e che tentò in tutti i modi di evitare la scissione, nel famoso discorso di Livorno, quando si consumò lo strappo, ancora ripeteva “… Appunto perché l’unità è un bisogno vitale di tutti i lavoratori, è necessario che tutte le correnti sindacali sappiano imporsi dei sacrifici nelle proprie vedute particolari per contemperarle con quelle delle altre correnti, al fine di evitare incrinature e divisioni dei lavoratori e consolidare la loro unità.” Quel bisogno di unità di tutti i lavoratori e le lavoratrici divenne sempre più evidente con la modernizzazione del Paese: l’innovazione tecnologica, così come era venuta avanti col modello fordista, necessitava di un diretto controllo operaio sia sulle tecnologie che sull’organizzazione del lavoro, a partire dalla gestione del cottimo. Una questione di potere dentro la fabbrica taylorista, ma anche la necessità di affrontare uniti il l’inevitabile conflitto. A nostro parere due eventi politici contribuirono non poco al processo di riavvicinamento dei tre sindacati confederali. Il primo fu rappresentato dai fatti di Ungheria del 1956, quando il tentativo di aprire maggiori spazi di libertà democratiche e di migliori condizioni di lavoro fu soffocato nel sangue dall’intervento armato sovietico. Quegli eventi evidenziarono le contraddizioni insite in un paese socialista che non si differenziava in nulla nella organizzazione tecnologica e del lavoro dal mondo occidentale. Ma pose anche un’altra questione fortissima: quella dell’autonomia del sindacato nelle questioni del lavoro, mettendo in discussione il primato del partito nella lotta di classe. Di Vittorio, condannando l’intervento armato, metteva in discussioni l’impianto stesso del rapporto partito/sindacato: il sindacato contratta il salario, il partito si occupa del resto (rapporti con col mondo delle imprese, processi produttivi, investimenti, organizzazione del lavoro, condizione sociale dei/delle lavoratori/trici). Per questo rischiò l’ostracismo dal PCI, ancora fortemente legato all’Unione Sovietica. Ma certamente fu importante per la storia sindacale anche un altro avvenimento: l’avvento di Papa Giovanni XXIII e del Concilio Vaticano II. Se l’ecumenismo di Papa Giovanni fu una spinta grande alla pace globale ed ai diritti di liberazione dei paesi ex coloniali, egli diede anche una bella spallata all’idea interclassista del sindacalismo cattolico ed alla sua traduzione pratica nell’aziendalismo corporativo. Le ACLI e la FIM CISL colsero subito il portato vero di quella visione che spazzava via il solidarismo caritatevole per affermare i diritti inalienabili della persona. E non dimentichiamo che la stagione del Concilio segnò anche l’abolizione della scomunica ai comunisti. I temi, dunque, dell’autonomia dai partiti e dei diritti inalienabili della persona divennero terreno comune di ricerca e furono il ponte che consentì poi una grande stagione di unità sindacale.

Elisabetta Perazzo

Racconti del Primo Maggio

“I racconti del I Maggio”, documenti e testi dagli archivi CGIL di tutto il Paese.

Quest’anno la festa del I Maggio non si è potuta svolgere nelle piazze, e nemmeno il grande, tradizionale concerto in piazza San Giovanni a Roma. Nella memoria del nostro Paese una sola generazione non ha conosciuto la Festa del Lavoro, quella fra il1924 ed il 1946, a causa del divieto imposto dal fascismo. Il nostro archivio ha voluto ricordare proprio il I Maggio del 1946 nelle parole d’ordine della scaletta preparata dalla Segreteria della Camera del Lavoro per i sindacalisti che avrebbero parlato nelle piazze del nostro territorio: pane, pace, lavoro, libertà.