Testimonianza di una proficua consuetudine della C.d.L.M. di Bologna con l’ISART, quella di proporre ai ragazzi ed alle ragazze, attraverso un concorso, la realizzazione di manifesti e/o locandine in occasione di eventi importanti per il sindacato o per la città. Questa raccolta riguarda il manifesto del XVIII Congresso della C.d.L.M. del 2014.
Archivio dell'autore: ArchivioPedrelli
I luoghi dell’industria

La prima grande trasformazione nel tessuto urbano della città avviene fra gli anni ‘60 e ‘70 del Novecento, gli anni del grande sviluppo industriale di Bologna che coincise con la decisione di destinare a insediamenti industriali aree prima a vocazione agricola. A spostarsi per prime furono quelle attività produttive che avevano massima necessità di espandersi e non trovavano spazi adeguati nel capoluogo, altre piccole aziende fruirono, invece, degli incentivi offerti dalla legge sulle aree depresse. Infine, ma non ultimo, giocò già allora la prospettiva del vantaggio economico rappresentato dalla enorme valorizzazione derivante dalla permuta a uso residenziale dell’area che si sarebbe lasciata.
Le fabbriche che costellavano la periferia di Bologna intorno agli anni ’70 sono dunque quelle maggiormente consolidate nella città, che avevano resistito al periodo del decentramento promosso negli anni della grande crescita e della trasformazione definitiva del paese da essenzialmente agricolo a paese industriale. Sono le fabbriche nelle quali si venne consolidando il modello economico emiliano, un modello teso a promuovere, accanto e insieme alla crescita economica anche l’inclusione e la mobilità sociale. Sono anche le fabbriche che più di quelle decentrate, vissero il vento degli anni ‘68/’70, gli anni in cui la protesta studentesca intercettò e in qualche modo portò a maturazione quanto le lotte operaie avevano fatto emergere, sia rispetto alla critica dell’organizzazione gerarchica sia alla questione della democrazia sindacale. Sono le grandi fabbriche della stagione del Consigli, quali ad esempio la Minganti, la SASIB, l’AMGA.
Ora molte di loro si sono trasformate, altre hanno chiuso, altre ancora hanno smantellato gli impianti per poi ricostruirli all’estero. Al loro posto sono sorti palazzi, centri commerciali, negozi, o semplicemente sono rimasti i capannoni e il loro senso di abbandono e a volte di degrado.

Vuole altresì ricordare, pur senza mostrarlo, l’impegno e le grandi lotte dei lavoratori che nelle fabbriche hanno vissuto molti anni, cercando di migliorarne le condizioni di lavoro e allo stesso tempo di salvare, assieme ad esse, anche il loro lavoro e la loro speranza di sviluppo.
La prima grande trasformazione nel tessuto urbano di Bologna avvenne fra gli anni ’60 e ’70 del Novecento, quando l’intenso sviluppo economico della città coincise con la scelta di destinare a insediamenti industriali aree prima a vocazione agricola. A spostarsi per prime furono quelle attività produttive che avevano massima necessità di espandersi e non trovavano spazi adeguati nel capoluogo, altre piccole aziende fruirono, invece, degli incentivi offerti dalla legge sulle aree depresse. Un incentivo al trasferimento venne dalle prospettive di guadagno legate alla permuta a uso residenziale delle aree che si sarebbero lasciate. Le fabbriche che costellavano ancora la periferia di Bologna intorno agli anni ’70 erano dunque quelle maggiormente consolidate in città, quelle che avevano resistito al periodo del decentramento promosso negli anni della “grande crescita”. Sono le fabbriche nelle quali si venne consolidando il modello economico emiliano, un modello teso a promuovere, accanto e insieme alla crescita economica, anche l’inclusione e la mobilità sociale. Sono le stesse fabbriche che vissero pienamente (molto più di quelle decentrate) il vento della contestazione negli anni ’68/’70, durante i quali la protesta studentesca intercettò quanto le lotte operaie avevano fatto emergere in termini di critica dell’organizzazione gerarchica e di democrazia sindacale. Sono le grandi fabbriche protagoniste della stagione dei Consigli. Ora molte di loro si sono trasformate, altre hanno chiuso, altre ancora hanno smantellato gli impianti per poi ricostruirli all’estero. Al loro posto sono sorti palazzi, centri commerciali, negozi, o semplicemente sono rimasti i capannoni e il loro senso di abbandono e degrado.
Le foto di Ivano Adversi raccontano questi panorami urbani e ne interpretano liricamente i mutamenti.


Link: http://www.editricesocialmente.it/le_nostre_collane/materiali_fuori_collana/articolo_165.htm
BOLOGNA
LUOGO: Palazzo Pepoli Vecchio – Museo della storia di Bologna
CURATORI: Cristina Berselli, Cinzia Gardenale, Elisabetta Perazzo, AssociazionePaolo Pedrelli – Archivio Storico Sindacale, Associazione TerzoTropico
Siamo stati ancora noi – 120 anni della CdlM di Bologna

Questo libro fotografico vuole essere una sorta di “aggiornamento temporale”
di quel ben più consistente libro fotografico che fu “Cento anni
sono un giorno”, redatto nel settembre del 1993 per non perdere la memoria
della bellissima mostra “Siamo stati noi” che ha accompagnato la
celebrazione del Centenario della Camera del Lavoro di Bologna (26
marzo 1993).
Un aggiornamento che riguarda gli anni che vanno dal 1993 al
2013 e che ha mantenuto i criteri di scelta delle immagini individuati
allora, da noi totalmente condivisi: i volti, gli atteggiamenti, gli sguardi
delle persone che lavorano, momenti di manifestazioni collettive ed avvenimenti
importanti per la storia del movimento sindacale bolognese.
Vent’anni non sono tanti, ma le trasformazioni del lavoro, e dell’economia
in generale, in essi avvenute sono di portata epocale. La successione
cronologica accompagnerà questi mutamenti, innanzi tutto con la cronaca
delle crisi aziendali del manifatturiero, che hanno profondamente
modificato il tessuto economico della città e la stessa soggettività operaia.
Testimonierà altresì la continuità e la determinazione con cui la
CGIL è stata a fianco dei lavoratori e delle lavoratrici, la sua capacità di
proposta e di mobilitazione.
Infine una scelta legata al linguaggio comunicativo: il bianco e
nero. Una suggestione, una continuità simbolica con i valori emancipativi
che guidarono i primi scatti sul lavoro agricolo e sul movimento
organizzato che entrava per la prima volta nella storia del nostro paese.
L’archivio storico ringrazia tutti coloro che con i loro scatti hanno
reso possibile aggiornare la raccolta fotografica, in particolare l’archivio
fotografico di Andrea Fabbri Cossarini e la bellissima raccolta delle foto
del concorso “Donne al lavoro”, promosso dalla donne dello SPI CGIL,
che ci ha consentito di acquisire foto sul lavoro in tempi in cui entrare
nei luoghi di lavoro con la macchina fotografica è davvero un’impresa.
Scarica il libro: Siamo stati ancora noi – 120 anni della CdlM di Bologna
Senza giusta causa
Le donne licenziate per rappresaglia politico-sindacale a Bologna negli anni ’50
24 ottobre 2012 – Festa della Storia


Donne di Piombo
Video realizzato in occasione del convegno “salute e Maternità” (10 ottobre 2011), inserito nel ciclo di incontri “Le Italiane a Bologna” promosso, nell’ambito della “Festa della Storia”, dall’UDI della città per il 150° dell’Unità d’italia. Otto donne raccontano le idee e le speranze degli anni ’70.
I colori delle Donne
Un solo errore

Questo documentario vuole essere un’opera che parla ai cuori e alle menti delle persone. Le voci ed i volti delle persone direttamente coinvolte nella terribile strage – superstiti, familiari delle vittime, magistrati, politici, giornalisti, responsabili dei soccorsi, studenti, gente comune – non solo ricostruiscono un evento ed un periodo storico-politico fondamentali nella conservazione della memoria collettiva del nostro paese, ma gettano al contempo una luce sul nostro stesso presente e futuro.

Guarda il documentario: Un solo errore
Bologna, 2 agosto 1980.
Il più feroce attentato della storia repubblicana, il cinico tentativo di abbattere la democrazia, un sanguinario colpo contro la popolazione inerme che sta partendo per le vacanze.
I terroristi commettono un unico errore: aver scelto Bologna come obiettivo.
I soccorsi sono immediati, la città manifesta il proprio sdegno “rioccupando” le piazze percepite come “luoghi della democrazia” e da subito, tramite la voce dell’allora sindaco di Bologna Renato Zangheri e l’immagine impressa nella memoria collettiva dell’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini, si leva con forza la richiesta di verità e giustizia.
Le indagini dei magistrati bolognesi e l’impegno costante dell’Associazione dei familiari delle vittime conducono per la prima volta ad individuare e condannare gli esecutori materiali della strage: i neofascisti dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari); e i depistatori che fin da subito hanno ostacolato l’accertamento della verità: la P2 di Licio Gelli e i massimi vertici dei servizi di sicurezza, dalla prima manovrati.
Dal lutto rinasce un’idea di società civile che dal lutto elabora un impegno ed una strategia collettiva che vede nelle giovani generazioni, ancora oggi troppo disinformate e disincantate, il principale antidoto alle trame occulte che fin da Piazza Fontana hanno avvelenato e avvelenano ancora oggi, grazie anche all’ubriacatura dei mass media, la nostra democrazia.
Regia: Matteo Pasi
Produzione: Associazione Pereira
Con il supporto di: Arcoiris TV; Associazione Pedrelli
Con la collaborazione di: Associazione 2 Agosto 1980; Cineteca di Bologna
Musiche: Modena city ramblers; Daniele Silvestri; Francesco Guccini
Visita il sito: www.associazionepereira.it
Presentazione dell’opera, ancora in produzione, presso U.N.I.B.O. – Aula Absidale di Santa Lucia, in occasione della Festa della storia, alla presenza degli autori e di Paolo Bolognesi, presidente Ass. 2 Agosto 1980, Libero Mancuso, pm al processo strage 2 agosto, Elisabetta Perazzo, Ass. Paolo Pedrelli, e performance musicale finale dei Modena City Ramblers
(21 ottobre 2010).
Legge 300
Video di apertura del XVII° congresso della Cdlm di Bologna in ricordo del 40° anniversario della LEGGE 300 e Lo statuto dei lavoratori.